Il piombo, lo sappiamo, è una pericolosa neurotossina per la quale la scienza non riconosce alcuna soglia minima di sicurezza per l'uomo. Per questa ragione, da decenni è stato progressivamente bandito dagli oggetti di uso quotidiano. Vernici, benzine, giocattoli e condutture idriche sono stati privati di questo metallo pesante per tutelare la salute pubblica. Eppure, ogni anno, 14000 tonnellate di piombo continuano a essere rilasciate direttamente nell’ambiente e nella catena alimentare attraverso le munizioni da caccia.
Solo in Europa, l’ingestione di pallini da caccia provoca la morte per saturnismo (avvelenamento da piombo) di oltre 2,3 milioni di uccelli ogni anno.
Per capire l'entità della pressione venatoria nel nostro paese, basti pensare che in una sola stagione in Italia vengono abbattuti circa 2 milioni di esemplari della sola specie del tordo bottaccio (dati ISPRA 2022/2023). Nonostante l’Unione Europea abbia introdotto dal 2023 un divieto per l'utilizzo di queste munizioni all'interno e a ridosso delle zone umide, tonnellate di metallo pesante continuano a riversarsi legalmente nei nostri boschi e campi aperti. Il piombo sparato non colpisce solo la preda diretta, ma resta nel terreno e nell'acqua, continuando a uccidere molto tempo dopo lo sparo.
Una volta dispersi nell'ambiente, i pallini di piombo e le schegge di proiettili nelle carni e nei visceri della selvaggina colpita, attivano una silenziosa ma inesorabile reazione a catena che contamina l'intero ecosistema, muovendosi verso l'alto lungo la catena alimentare. Il viaggio del veleno inizia spesso sul fondo degli specchi d'acqua o nei campi, dove gli uccelli acquatici confondono le piccole sfere metalliche con il grit, i minuscoli sassi che ingeriscono per triturare il cibo all'interno del ventriglio.
Una volta inghiottito, il piombo viene sciolto dai potenti succhi gastrici ed entra direttamente nel flusso sanguigno, condannando gli animali a una morte lenta, debilitante e dolorosa per la paralisi progressiva dell'apparato digerente, per edemi cerebrali, perdita dell'equilibrio e della capacità di volare.
Questo dramma, tuttavia, non si esaurisce con la morte della prima vittima. Gli animali abbattuti o feriti da un colpo d'arma da fuoco diventano prede facili, e i loro visceri, spesso abbandonati sul campo dopo la caccia, si trasformano in esche letali. È così che si consuma l'avvelenamento secondario dei grandi rapaci e dei necrofagi. Alimentandosi di queste carcasse ricche di micro-frammenti di piombo, i superpredatori accumulano dosi massicce di questo metallo nocivo nei propri organi.
I dati scientifici raccolti da ERSAF Parco Nazionale dello Stelvio e provincia di Sondrio, sotto il coordinamento scientifico di Enrico Bassi e in collaborazione con ISPRA e una rete di oltre 70 partner italiani ed europei, dipingono uno scenario drammatico soprattutto per i giganti dei nostri cieli d'alta quota, oggi sempre più vulnerabili. In Italia, le percentuali di contaminazione da piombo di origine venatoria nei grandi rapaci raggiungono lo sconcertante dato del 70%. Lo studio dei resti di specie fragilissime come l'Aquila reale, il Gipeto e il Grifone rivela infatti che il 70% degli esemplari presenta livelli di piombo nel sangue e nei tessuti, con oltre un quarto degli animali colpito da forme di intossicazione grave. Per popolazioni già così ridotte e minacciate, la perdita anche di un solo individuo a causa del saturnismo rappresenta un danno biologico incalcolabile. Nel frattempo, il piombo rimasto al suolo continua il suo ciclo invisibile: non essendo biodegradabile, resta nel terreno per secoli, frammentandosi e venendo accumulato dagli invertebrati terrestri, come i lombrichi, avvelenando così le fondamenta stesse della catena alimentare.
Inoltre c’è un aspetto di questo problema che riguarda anche noi: il pericolo per la salute umana.
Quando le munizioni tradizionali colpiscono un animale, l'impatto, specialmente nel caso dei proiettili utilizzati per i grandi ungulati, causa la frammentazione del metallo in centinaia di micro-schegge invisibili a occhio nudo, che penetrano profondamente e capillarmente nei tessuti della carne.
Chi consuma carne di selvaggina può assumere inconsapevolmente queste particelle tossiche.
L’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) e l’OMS evidenziano che non esiste una dose sicura di piombo per l'organismo e raccomandano di evitare il consumo di carne abbattuta con munizioni al piombo, in particolare a bambini e donne in gravidanza, per via dei danni irreversibili al sistema nervoso e allo sviluppo cognitivo.
I cacciatori e le loro famiglie sono, spesso senza saperlo, le seconde vittime di questo veleno, esposti in prima persona attraverso il consumo dei prodotti della loro stessa attività: un tragico paradosso.
L'alternativa esiste
Dal febbraio 2023, come abbiamo visto, l’Europa ha imposto il divieto di utilizzo del piombo all'interno e attorno alle zone umide. È un primo passo, è vero, ma la totale transizione verso munizioni atossiche in ogni ambiente è ormai urgente.
Il mito dei costi insostenibili viene smentito dai dati di mercato. L'alternativa principale e più utilizzata per le cartucce (munizioni spezzate), l'acciaio (ferro morbido), ha un prezzo industriale del tutto comparabile a quello del piombo, con variazioni nell'ordine di pochissimi centesimi a cartuccia. I materiali più costosi, come il bismuto o il tungsteno, rappresentano invece soluzioni specifiche: il bismuto serve a tutelare le canne dei fucili d'epoca che non possono sparare acciaio, mentre il tungsteno è riservato a tiri estremi. Per la stragrande maggioranza dei cacciatori, la transizione verso l'acciaio e il rame (per le munizioni intere usate nella caccia agli ungulati), è ecologicamente urgente ed economicamente indolore, soprattutto se rapportata alle ingenti spese annuali destinate a licenze, viaggi venatori e gestione dei cani.
A Reggio Emilia una mostra per dialogare: "Il veleno dopo lo sparo"
Proprio per accendere i riflettori su questo tema, la Lipu di Reggio Emilia, in collaborazione con l’Ente Parchi Emilia Centrale, promuove la mostra temporanea "Il Veleno dopo lo Sparo. Il piombo nella caccia avvelena gli uccelli, l'ambiente e l'uomo". Dal 4 settembre al 6 novembre 2026, la Biblioteca delle Arti di Reggio Emilia ospiterà la mostra realizzata dal Museo di Scienze Naturali “E. Caffi” di Bergamo, a cura di Enrico Bassi, Gloria Ramello e Paolo Pantini. L’esposizione, alla sua ottava tappa italiana, sarà accessibile a ingresso libero nei giorni e negli orari di apertura della biblioteca: il martedì e il venerdì dalle 9:00 alle 18:00, e il mercoledì, giovedì e sabato dalle 9:00 alle 13:00. Questa edizione reggiana è stata arricchita di nuovi contenuti scientifici e divulgativi relativi anche alla situazione della nostra regione.
Ci teniamo a sottolineare che questa non è una mostra ideologica nata contro la caccia.
È un’iniziativa scientifica e divulgativa che vuole essere uno spazio di informazione e, soprattutto, un ponte di dialogo con il mondo venatorio.
Vogliamo parlare direttamente ai cacciatori per renderli consapevoli di un rischio che minaccia la biodiversità, ma anche la loro stessa salute e quella dei loro cari. Abbandonare il piombo e scegliere munizioni atossiche è un atto di responsabilità ecologica e di protezione sanitaria che non può più essere rimandato.
Per approfondimenti, video e bibliografia suggeriamo di visitare questo link
Elena Orboni